Racconto di Natale 2012

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Racconto di Natale 2012

26/12/2012

Racconto di Natale

di Antonella Catanzani

Venerdì 21 dicembre 2012, ore 21.

Ciprian, Gabriela, Florinel, Mirela, Viktor, Iudit e Aurica sono pronti alla Stazione con sette borse di plastica che racchiudono tutto il loro mondo. Due sono incinte, una è malata. Tutti, come Maria e Giuseppe, nella nostra città non hanno trovato posto e ora, con una tristezza infinita negli occhi, ma con grande dignità, aspettano il pulmino che la San Vincenzo ha promesso di pagare per riportarli indietro, ai luoghi da dove sono partiti i loro sogni. Tutto è perso perché i sogni sono persi. Stasera alla stazione ci sono tutti per salutare questi amici e compagni di vita. Io e Marina, oltre ai sacchetti portiamo spumante e panettone per brindare al Natale e ad una buona vita, ma le parole si bloccano perché sappiamo bene che buona vita non sarà, altrimenti non sarebbero venuti in Italia.

Il freddo che aumenta gela anche i bicchieri e le idee, c’è un clima diverso, tutti sono più silenziosi e mesti, anche quelli notoriamente “spavaldi” perché quelle sette borse di plastica in fila sono come sette macigni che ti interrogano e ti gettano nel mare dei sensi di colpa.

Intanto si fanno le 22 e le 23. Il freddo aumenta, non ci sentiamo più piedi e mani, ci dicono che il pulmino prenotato si è rotto e ne è partito un altro da Napoli, tarderà. Ore 24 gli amici cominciano ad avere paura di non partire più, la stanchezza è tanta. Il freddo ormai si è impossessato di tutti i nostri corpi, per il tremore non riusciamo più a parlare. Cominciamo a distribuire cibo e qualche soldo per il viaggio e ci sentiamo piccoli e miseri.

Alle ore 1.30 della notte spunta un pulmino scassato che cammina a singhiozzo, i vetri sono oscurati e sigillati per non far vedere le miserie all’interno. Dietro c’è un rimorchio con una macchina che noi avremmo già rottamato da tempo. E’ piena di bagagli. I posti sono sette, ma tre sono già occupati. L’autista ci dice che se riesce ad incastrarli bene entreranno tutti. Apro la portiera e vedo tra  una coperta sporca e bucata un uomo accanto ad una donna che stringe un bambino appena nato. La similitudine con la capanna di Betlemme è immediata e il cuore inizia a scaldarsi…

Sì, ho visto Gesù! E quello che auguro per questo Natale, e il Nuovo Anno, è che ognuno di noi possa avere sempre un cuore attento a riconoscerLo e ad amarLo in ogni fratello che ci farà incontrare. Allora saremo tutti più felici!


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